3 dicembre 2014

“EH no!” Grande serata con la gemma dell'Etna e il suo creatore Salvo Foti Verticale di 6 annate di Vinupetra.



Ho il grande piacere di ospitare uno tra i più grandi personaggi del mondo del vino, il Maestro Salvo Foti.
Siciliano Doc e innamorato della sua terra, Salvo Foti con il suo costantente impegno nel valorizzare il territorio con il consorzio I Vigneri ha prodotto negli ultimi anni vini straordinari utilizzando esclusivamente processi naturali e senza compromessi nell'utilizzo di additivi chimici.

Giovedì 11 Dicembre 2014 alle ore 19:30 assaggeremo insieme a Salvo Foti una verticale di sei annate di Vinupetra dal 2002 al 2011.
Il banco d'assaggio è riservato per un numero massimo di 12 partecipanti.
Il costo della degustazione è di € 25


Enoteca Don Pietro
via Vigevano 9
20144 Milano

Info e Prenotazioni
338.6828287 - Pietro

4 novembre 2014

Grechetto di Civitella d'Agliano IGT Poggio della Costa 2012 Sergio Mottura - Cesanese del Piglio Superiore Docg Agape 2008 Petrucca&Vela - Cesanese Rosso Lazio IGT 2009 Az. Agr. L'olivella


"Eh no!"
        del 21 Novembre 2013

Il Lazio é terra di vini bianchi. Malvasia puntinata e Malvasia bianca di Candia coprono da sole il 55% del vigneto regionale e con il Trebbiano si supera il 70%. I due più importanti distretti produttivi sono il viterbese ed i castelli Romani. Quest’ultima deminazione comprende i colli di origine vulcanica a sud-est di Roma. Qui la viticoltura ha orgini antichissime, favorita dall’immediato sbocco sui mercati della capitale dell’impero e tutt’oggi produce circa il 50% del vino laziale. Dal comune di Frascati arriva il Cesanese Igt dell’az.agr. L’olivella, da uve leggermente appassite. Riempie la bocca di prugne secche e mora confettata, scurite di tabacco e vaniglia. Un vino che trova l’equilibrio lascia un senso di pienezza gustativa e calorica. Di tutt’altra natura il Cesanese del Piglio Docg di Petrucca&vela, ciociaro della provincia di Frosinone. Nonostante 15% di gradazione alcolica, il vino é incredibilmente snello, lasciando al palato un “vuoto” odoroso freschissimo, con un naso scuro di terra, ruggine, colata di acciughe e ciligia. Succoso. L’ultimo vino è un bianco, un Grechetto di Civitella d’Agliano, della Tuscia romana (provincia di Viterbo), come denominata l’Etruria dopo la fine del dominio etrusco. Qui la viticoltura ha orgini antichissime, i terreni sono vulcanici (il Lago di Bolsena é in realtà la bocca di un vulcano spento) e fino a poco tempo fa la vite era maritata allo “stucchio” (acero) come da tradizione etrusca, ovvero utilizzando i rami degli alberi come sostegno favorendo così il pascolo libero del bestiame nei prati sottostanti. Il bianco assaggiato é fatto con uve Grechetto provenienti dal vigneto di 7h Poggio della Costa, con terreno argilloso. E’ un vino cristallino, quasi un pietra dura, floreale e freschissimo, un’esperienza tattile.
Padre Ponz

17 dicembre 2013

Piero Cella della cantina Quartomoro


"Eh no!"           
del 14 novembre

Abbiamo ospitato Piero Cella della cantina Quartomoro di Sardegna (OR), nata da pocchissimi anni per valorizzare le perle viticole dell’isola. L’approccio di Piero é disarmante se pensiamo che ha lavorato per anni a stretto contatto di Giacomo Tachis (papà di Sassicaia, Tignanello, Solaia ecc) alla Cantina Santadi nel Sulcis in provincia di Cagliari. Insieme hanno creato vini come il Terre Brune, il Latinia. Le sue parole ed il suo sguardo sono animati continuamente da stupore e dubbio. Stupore per la sua terra e per quei sipari che si aprono quando la continua ricerca di vecchie vigne lo porta altrove. Ed ecco la meraviglia per il suo territorio che scopre ancora da scoprire. Il dubbio é il suo approccio costante nella pratica enologica, fatta di poche certezze maturate negli anni, come la necessità del freddo in fermentazione, e tante domande a cui sembra non sappia rispondere, perché consapevole dell’infinità complessità della natura. La volontà di Quartomoro é lasciar che la natura viticola sarda si esprima, partendo da un esistente spesso franco di piede e vecchio 70, 80, 90 anni, con un approccio fatto di tecnica e ascolto. Piero ci ha fatto conoscere il Vermentino, vitigno plastico, versatile a tal punto da poter essere utilizzato per produrre spumanti e muffati, così sensibile all’ambiente da esprimere note di pesca come un Viogner in Gallura, da sembrare Chardonnay per la ricca polpa nel Campidano ed un Sauvignon quando é coltivato nei terreni calcarei del sassarese. I Vermentini assaggiati provengono dall’oristanese, da terreni sabbiosi ricchi di ossidiana. Il|Q| Brut Metodo Classico, 18 mesi, teso e profumato. Un campione di vasca senza solfiti, vendemmia 2013, bianco, torbido, freschissimo, un vero succo di frutta di pesca e pera. Dello stesso vino, il 2012 é invece così burroso e grasso da non poter cogliere alcuna analogia con il 2013. Poi il Monica, proveniente da una vigna di Porto Pino nel Sulcis, vitigno utilizzato per la sua poca struttura (ha gli stessi polifenoli del Nuragus, vitigno bianco) per diluire  vitigni ricchi di colore e alcool come il Carignano, sempre del Sulcis, zona sud-occidentale dell’isola. Il Nuragus, tra i più antichi di Sardegna, straordinariamente sapido e fresco, il Cagnulari del sassarese, rosso aspro di medio corpo ed infine il Bovale, di cui esistono soltanto 27 h vitati nel cagliaritano, con la sua polpa fruttata di fragola, amarena e pesca sciroppata.

Padre Ponz


28 novembre 2013

Aglianico del Vulture Doc Antelio 2010 Camerlengo - Cacc'e Mmitte di Lucera Doc Agramante 2010 Paolo Petrilli - Gioia del Colle Primitivo Doc Antello delle Murge 2007 Guttarolo


"Eh no!"
       del 31 Ottobre

In una piccola fetta di territorio a cavallo tra Basilicata e Puglia si possono trovare vini molto diversi tra loro. Parliamo di Gioia del Colle (BA), dei comuni di Lucera, Troia e Biccari nel foggiano e del vulcano spento Monte Vulture (PZ), territori che sono storicamente legati a certi vitigni e che parlano ognuno la sua propria voce. La Doc Cacc'e mmitte di Lucera nasce nel 1975 e prende il nome dall’antico metodo di vinificazione. Chi possedeva vasche per la pigiatura dell’uva dava le attrezzature in affitto per una giornata al termine della quale il mosto veniva tolto (cacce) dalle vasche del palmento per lasciare spazio (mmitte) all’uva dell’utilizzatore successivo. Quello di Paolo Petrilli (per lo più Nero di Troia, poi Montpulciano, Bombino e Sangiovese) é un quadro estremamente elegante. Ha naso suadente di frutta, vaniglia, cuoio, tabacco e ardesia. In bocca é meno intenso ma rotondo e avvolgente, con acidi e tannini appena sopra la soglia di coscienza. Il 2010 ha già un equilibrio perfetto. Vino discreto nei modi ma non senza personalità. Bio, acciaio, non filtrato.
Certo un vino non discreto l’Aglianico del Vulture, e di origini antichissime. Introdotto dai Greci, era presente alla tavola di Federico II. L’Antelio di Camerlengo, inizialmente minerale, esprime note verdi di raspo, pepe, verdura ed insieme ciliegia e mandorla. Tannico e acido a tal punto da stuzzicare palato e labbro superiore senza fine. Nessuna chiarifica né filtrazione. Rude e succoso.
A Gioia del Colle, come testimoniano i ritrovamenti di antiche anfore destinate a conservare il vino, si coltivava la vite già nell’VIII secolo a.c. Nel 1230 Federico II ha costruito qui uno dei suoi castelli e probabilmente non a caso. Qui il vitigno é il Primitivo, storicamente legato alle zone di Gioia e Manduria (TA). L’Antello delle Murge aggiunge alla concentrazione fruttata tipica del vitigno (solitamente ciliegia e amarena) sfumature balsamiche e minerali. E’ una marmellata di prugna della nonna al profumo di menta con freschezza e mineralità a restituire equilibrio. Esercita la sua presenza sull’arco orale da cima a fondo. Opulento. Naturale e non filtrato.
Padre Ponz

19 novembre 2013

Aglianico d'Irpinia Igt Le Fole 2010 Cantina Giardino - Campania Rosso Igt 2004 Della Valle Jappelli (Pallagrello nero) - Costa d'Amalfi Doc Ravello Ris. 2008 Marisa Cuomo


"Eh no!"            
        del 24 Ottobre
Bianchi campani, ca' bbuo' e' cchiu'? ci chiedevamo il Giugno scorso assaggiando vitigni come Biancolella, Pallagrello bianco, Ripoli, Ginestra e Fenile. Con i rossi non é andata diversamente.
Campania Rosso Igt 2004 Della Valle Jappelli – Vitigno Pallagrello nero, é una vera scoperta. Non si direbbe un 2004 talmente é vivo e succoso. Mora con sfumature di metallo e camomilla. Freschissimo e morbidissimo insieme. Forse al tannino si può concedere qualche anno ma nessuna stonatura in bocca, solo armonia.
Aglianico d'Irpinia Igt Le Fole 2010 Cantina Giardino – vinoso e deliziosamente speziato (pepe bianco, noce moscata, zenzero) al naso, in bocca é una concentrazione nera di frutta e china. Ovviamente acido e tannico a non finire.
Costa d'Amalfi Doc Ravello Ris. 2008 Marisa Cuomo – consistente, equilibrato e persistente ma troppo compatto, come una pietra dura. Si percepisce una complessità gusto-olfattiva che rimane tutta chiusa in sé stessa, inespressa. Rimane nel bicchiere. Da riassaggiare.
Padre Ponz

24 ottobre 2013

Costa Viola Igt Armacia 2012 Criserà - Lacrima Nera Calabria Igt 2009 Feudo dei Sanseverino - Rosso Classico Superiore Cirò 2010 Cantina Scala


"Eh no!"          
        del 17 Ottobre

Nell’VIII secolo a.c. i Bruttii, gli antichi abitanti della penisola calabrese, coltivavano già la vite quando iniziarono i primi insediamenti greci delle coste (la fondazione di Reggio risale al 744 a.c.). Questi portarono la tekne e diedero un grosso impulso alla viticoltura lungo i litorali. La Calabria fu ribattezzata dai Greci, Enotria, terra del vino. Le Tavole di Eraclea riportano che i terreni vitati avevano un affitto sei volte superiore rispetto a quelli investiti in altre colture. I vini della costa ionica erano famosi in tutto il Mediterraneo. Che ne é rimasto degli antichi fasti? Certamente una straordinaria ricchezza di vitigni da riscoprire. Il Gaglioppo su tutti, che rappresenta il 40% della produzione di uva a bacca rossa, e che costituisce il vitigno principale della Doc Cirò. Ne abbiamo assaggiato un Rosso Classico Superiore 2010 della Cantina Scala di Cirò Marina (KR), tendente al granato, animale e balsamico, pieno e morbidamente tannico. Decisamente più fragrante il Costa Viola IGT Armacia 2012 del produttore Criserà di Catona (RC). Riflessi porpora ad evocare l’intensità fruttata e vinosa, ma dolcemente matura. E’ un vino dello stretto, che nasce sui terrazzamenti sorretti dalle armacìe, i muretti a secco che impediscono la rovina in mare, e preservano le migliaia di alberelli di Nerello, Gaglioppo, Malvasia Nera, Prunesta, e “Patri niru”. Del 2009 la Lacrima Nera di Feudo di Sanseverino, prodotta nel Parco Nazionale del Pollino. 100% Lacrina Nera, nonostante l’annata e l’affinamento in legno, si sente tutta la fragranza dell’amarena insieme a pepe e ginepro. Insieme struttura e freschezza. Da lasciar riposare.
Padre Ponz

Lambrusco di Sorbara Doc Leclisse 2012 Paltrinieri - Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Nero di Nero s.a. Barbolini - Lambruscante Brut s.a. Agr. Bedogni - Barbaterre


"Eh no!"           
           del 10 Ottobre

”Libiamo, libiamo ne' lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol fuggevol'ora
s'inebrii a voluttà.
Libiam ne' dolci fremiti
che suscita l'amore,
poiché quell'occhio al core
Onnipossente va.
Libiamo, amore; amor fra i calici
più caldi baci avrà” (Traviata, G.Verdi)


L’amore, il vino, e la voluttà, insieme, hanno forma di spuma color porpora che si (s)gonfia nel bicchiere. Un equilibrio instabile fatto di vino e bolle, di pieno che svela il vuoto ed di vuoto che anima il pieno. Ci si spensiera di fronte ad un Lambrusco Grasparossa di Castelvetro che ribolle impaziente nel bicchiere, violaceo, tannico, spumoso, brusco e vivo, come i gutturni, le bonarde, tutti rossi frizzanti di tradizione emiliana. E’ il colore rosso a restituire il miracolo, dando profondità e sostanza a quella schiuma altrimenti impalpabile ed incolore. Il Lambrusco, alfiere vinoso della fermentazione, é un vino per bambini, spensierato come alcune delle più celebri arie di Verdi.
Lambrusco di Sorbara Doc Leclisse 2012 Paltrinieri – Fine ed elegante il Sorbara, tra il rosa ed il rubino. Prugnette aspre e ruggine. Pulito, acidissimo e sapido.
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Nero di Nero s.a. Barbolini – vino spumeggiante porpora, frutti neri vinosi e dolci. Tannico e persistente.
Lambruscante Brut s.a. Agr. Bedogni, Barbaterre – unico metodo classico dei tre, ha un naso insieme metallico, animale e vinoso. Color rubino, ha leggera effervescenza e corredo tannico ed acido sufficiente per duettare con cotechino e lenticchie.
Padre Ponz